Il vertice del Consiglio europeo si aprirà oggi sotto forte pressione da parte di dieci Stati membri che chiedono una revisione significativa del principale sistema di scambio di emissioni dell’UE (ETS), il meccanismo chiave di determinazione del prezzo del carbonio, nel contesto dell’aumento dei costi energetici causato dalla guerra in corso in Medio Oriente.
In una lettera congiunta inviata alla vigilia del vertice alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen e al presidente del Consiglio europeo António Costa, i primi ministri di Polonia, Austria, Croazia, Repubblica Ceca, Grecia, Ungheria, Italia, Romania e Slovacchia hanno avvertito che le attuali regole dell’ETS rappresentano un “rischio esistenziale” per le industrie ad alta intensità energetica in un momento in cui i prezzi del petrolio sono aumentati di quasi il 45% dall’inizio del conflitto tra Stati Uniti e Israele.
I firmatari chiedono una revisione accelerata e approfondita dell’ETS. Tra le principali richieste figurano l’estensione delle quote gratuite di emissione per l’industria pesante oltre la prevista eliminazione entro il 2034, un rallentamento dell’inasprimento dei parametri di riferimento sulle emissioni e l’introduzione di misure per ridurre la volatilità del prezzo del carbonio e attenuarne l’impatto sulle bollette elettriche. Sostengono che la rapida introduzione del meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (CBAM), combinata con lo shock energetico legato alla guerra, stia minacciando la competitività e l’occupazione in tutta l’Unione.
Il primo ministro polacco Donald Tusk ha confermato pubblicamente l’iniziativa ieri, presentandola come una misura essenziale per proteggere l’industria europea piuttosto che come un passo indietro sugli obiettivi climatici. La lettera arriva mentre i leader si riuniscono per discutere dell’escalation in Medio Oriente, delle sue conseguenze su prezzi e sicurezza energetica, del sostegno all’Ucraina e dell’agenda più ampia sulla competitività dell’Unione.
Il tempismo è altamente simbolico. La crisi dello stretto di Hormuz ha già spinto al rialzo i prezzi all’ingrosso dell’elettricità in tutta Europa, aggravando le pressioni sul costo della vita che dominano il dibattito politico da mesi. Sebbene la Commissione abbia segnalato la disponibilità a utilizzare la Riserva di stabilità del mercato per attenuare le oscillazioni dei prezzi del carbonio e ad anticipare la revisione dell’ETS, originariamente prevista per il terzo trimestre, von der Leyen ha ripetutamente difeso l’integrità del sistema, definendolo uno strumento “collaudato” per la decarbonizzazione e gli investimenti verdi.
Una contro-lettera di Stati membri più orientati alle politiche verdi – tra cui Danimarca, Finlandia, Paesi Bassi, Spagna e Svezia – e un appello separato di 35 organizzazioni della società civile invitano i leader a resistere a qualsiasi indebolimento dell’ETS, avvertendo che concessioni di breve periodo minerebbero la certezza normativa e ritarderebbero la transizione ecologica.
Energia e competitività sono solo una parte dell’agenda odierna, molto fitta. I leader dovrebbero anche ascoltare il presidente ucraino Volodymyr Zelensky intervenire online sul sostegno continuo a Kyiv, esaminare i progressi nella prontezza della difesa e discutere il prossimo Quadro finanziario pluriennale. Il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres è svolgerà invece colloqui sul multilateralismo e sulla de-escalation in Medio Oriente.
Per molti governi dell’Europa centrale e orientale, il dibattito sull’ETS è diventato un banco di prova della capacità dell’Unione di bilanciare le ambizioni climatiche con la sopravvivenza industriale immediata in un contesto geopolitico instabile. I sostenitori della riforma insistono che, senza aggiustamenti, le fabbriche rischiano la chiusura o la delocalizzazione, mentre i critici temono che aprire ora a modifiche sostanziali possa compromettere gli obiettivi climatici per il 2030 e il 2040, negoziati con grande difficoltà.
Resta da vedere se il vertice produrrà indicazioni concrete per anticipare la revisione dell’ETS o se si limiterà a prendere atto delle preoccupazioni. Ciò che è già chiaro è che la guerra in Medio Oriente ha trasformato quella che un tempo era una discussione tecnica di politica climatica in uno dei dossier più politicamente sensibili sul tavolo del Consiglio europeo.
Tradotto da Cesare Ceccato. Leggi qui l’articolo originale.
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